Milano - Il passaggio dal “crudo al cotto” avviene attraverso l’azione del cucinare, ovvero la trasformazione degli ingredienti naturali in “fatti culturali”, utilizzando vecchi e nuovi strumenti. In questa mostra ciascuno dei 4 progetti individua un determinato processo, privilegiando soluzioni con alcuni tratti in comune; in modo particolare rimettere al centro la dimensione della socialità, da un lato e, dall’altro lato, una particolare e concreta attenzione agli aspetti della sostenibilità e del risparmio energetico.
Dossofiorito con “Il Consolo” riprende la funzione consolatoria del cibo, sia attraverso la pratica del dono sia come possibilità di consumarlo al di fuori della propria casa; Gionata Gatto e Alessia Cadamuro con “(H)eat”, sfruttando le potenzialità dei sali fusi ridisegnano lo strumento di cottura, trasformandolo anche in accumulo termico; con Lanzavecchia+Wai, “SUNplace”, cuocere diventa una sorta di sperimentazione della cucina solare, privilegiando lo stare insieme. Sempre in questa direzione, Francesco Meda con “Tre in uno” ripensa la pentola in relazione alla fonte di calore e a tutte quelle ritualità alimentari che richiedono diverse fasi di cottura.
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