E’ stato inaugurato il ‘Louvre’ dell’Expo, così come l’ha definito il curatore Vittorio Sgarbi, ossia la mostra di opere d’arte, divise per regioni come i ristoranti di Oscar Farinetti, allestita presso il Padiglione Eataly dell’Esposizione Universale. La mostra di Sgarbi ad Expo, ‘Il Tesoro d’Italia’, è naturalmente per il celebre critico, che l’ha organizzata, la migliore della Esposizione Universale, ma è già stata criticata per alcune opere esposte come ‘La donna carota’ di Luigi Serafini, contestata in Rete perché ritenuta maschilista, o ‘L’esibizionista’ di Athos Ongaro che è già stata censurata, o meglio girata con le spalle al pubblico per non urtarlo, dato che il protagonista rappresentato mostra sfacciatamente i suoi attributi.
Sgarbi, che si è definito il ‘Napoleone’ del suo ‘Louvre’, ha presentato le meraviglie artistiche d’Italia, che ha scelto una per una, girando tutto lo stivale e facendosele prestare, non senza difficoltà, da musei, chiese, istituzioni e privati. Ha raccontato il critico che una delle opere più difficili da portare ad Expo è stato il dipinto ‘Anna d’Alencon’, di Macrino d’Alba. Sgarbi ha infatti detto: “E’ una bellissima donna, bella come la Gioconda, più bella della Gioconda che si chiama Anna d’Alencon, che è un’opera di Macrino d’Alba, un piccolo dipinto. Nessuno lo ha mai visto perché il prete lo tiene protetto in una cassapanca, fra i panni, perché nessuno gli faccia del male”. Il critico non è invece riuscito a sottrarre un’altrettanto bella Madonna al prete di un piccolo paesino: Ancarano, vicino a Teramo. Ha infatti affermato: “Ha una Madonna bellissima, ma non l’ha voluta dare e nemmeno il vescovo l’ha smosso. Si tengono queste cose come se fossero loro; Ancarano sarà anche un bel paese ma ci andrà una persona ogni dieci anni. L’idea di non voler venire in luogo in cui passa tutto il mondo è una sottrazione di un bene di tutti.”
Anna d’Alencon di Macrino d’Alba alla mostra di Sgarbi ad Expo
La donna carota di Luigi Serafini è stata bersaglio di politici e Rete
L’esibizionista di Athos Ongaro è stato censurato
La vera novità della mostra è proprio che le opere sono divise per regioni, perché Sgarbi ha voluto dimostrare che esiste anche una biodiversità artistica italiana. Il critico però non si è intrattenuto solo a spiegare le opere, ma anche dire la sua, con il suo consueto stile, su molti aspetti di Expo. Ancora contrariato riguardo alla questione sui ‘Bronzi’, ha infatti affermato: “Ora i visitatori ai Bronzi sono calati, la gente viene qui ad Expo, non va a Reggio Calabria come non va a Sondrio”. Ha poi polemizzato persino contro i vigilanti ai tornelli, che hanno voluto fare i doverosi controlli anche al passaggio del celebre critico: “Mi riconoscono, mi dicono che mi ammirano, ma poi mi chiedono i documenti facendomi perdere tempo”. Hai poi inveito nuovamente contro Palazzo Italia e polemizzato contro le istituzioni, dato che La mostra, che raccoglie ben 350 opere dal 300 ai giorni nostri, sia di artisti del passato che viventi, è stata completamente finanziata da privati. Riguardo alle opere contestate e in particolare all’‘Esibizionista’ di Athos Ongaro, che il Commissario Giuseppe Sala aveva chiesto a Farinetti di togliere, Sgarbi ha risposto: “Ma non capisco perché, a Expo ci sono anche gli esibizionisti”. A proposito invece della contestatissima ‘Donna Carota’ di Lugi Serafini, che raffigura una figura femminile nuda a grandezza naturale, le cui gambe si trasformano in un’enorme carota e le cui mani reggono altre due carote, Sgarbi, contro le accuse di maschilismo, ha esclamato: “Ma quell’opera è stata esposta al Pac, 20mila persone l’hanno vista senza dire nulla!”
Polemiche a parte, la mostra che raccoglie opere di artisti celebri come Tiziano, Mantegna, Donatello o i contemporanei Giò Pomodoro e Gaetano Pesce, sarà gratuita e aperta ai visitatori fino al 31 ottobre. Farinetti, entusiasta, ha voluto dire la sua sulla mostra: “Dimostra che Eataly qui non voleva fare ristoranti, anche se ci sono perché sono l’ossatura della biodiversità italiana che noi non dobbiamo perdere. Avevamo detto 200 opere, ce ne sono circa 350 tra dentro e fuori. Non si è mai fatta una mostra così divisa per regioni, che spiega la biodiversità dell’arte, come l’arte sia figlia dei venti. Chi vuole venire qui a vedere le opere, non deve pagare nulla, neanche il prezzo di un caffè”.
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