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La Gay Street per Expo!

Milano -
Via Sammartini è la gay street!

Giuliano Pisapia ha annunciato ufficialmente di non ricandidarsi e la notizia non è giunta nuova a Palazzo Marino: da tempo si mormorava che il sindaco arancione non avrebbe partecipato alle nuove elezioni del 2016. Nonostante sia stato spesso criticato per come ha ricoperto e stia ricoprendo la sua carica di Primo Cittadino e per come abbia gestito l’Expo, ereditato da Letizia Moratti, bisogna riconoscere la sua disponibilità nei confronti dei gay ed è infatti grazie alla sua giunta che ora anche Milano avrà la sua Gay Street per Expo, appunto fortemente voluta dalla sua giunta.

Ce n’era davvero bisogno? In molti hanno criticato l’iniziativa, dai politici, ai Media, alla Rete.

Locali gay a Milano in Via Sammartini

Il 4 aprile del 1993 Felix Cossolo, titolare di uno dei primi bar gay friendly di Milano insieme a Franco Grillini, leader di Arcigay, avevano soprannominato Via Sammartini (che si trova vicino alla Stazione Centrale) , “ Gay Street”; passeggiando lungo la via, infatti, s’incontrano vari locali, sexy shop, una sauna e persino un’edicola e ristorante gay friendly. Ora la zona gay è stata ufficializzata con un’inaugurazione: una festa in città che si è tenuta lo scorso 21 marzo, quasi a festeggiare la primavera dei sensi. Le ragioni di questa iniziativa sono principalmente due: in primis ‘regalare’ ai gay in visita ad Expo una zona a loro dedicata e, in secondo luogo, riqualificare un’area di Milano, attorno alla Stazione Centrale, degradata, poco illuminata e dove non di rado sono avvenute aggressioni e furti. Un anno fa la consigliera comunale Rosaria Iardino del Pd aveva dichiarato: “Alcuni omosessuali difficilmente denunciano una rapina. In genere non reagiscono alla violenza con violenza. Bisogna fare in modo che la via non diventi un bersaglio facile della microcriminalità e che anzi sia considerato un luogo sicuro anche per i turisti”.

Ora la Gay Stree in via Sammartini a Milano è ufficiale!

In effetti Expo non poteva non tenere conto del turismo gay, anche perché i dati riportano che quasi 3 miliardi di  euro ogni anno nel mondo sono stati spesi proprio da turisti e turiste omosessuali. Insomma la Gay Street, oltre ad essere un’occasione per rendere più sicura una zona degradata di Milano, è anche un bel business.

Nel caso della Gay Street si è anche  parlato del pericolo di ‘ghettizzazione’; sempre un anno fa Iardino aveva affermato a questo proposito: “No, ma dipende da come si vivono le cose, certo è sempre in agguato il rischio della strumentalizzazione, ma dal punto di vista turistico è necessario ufficializzare questo luogo.”

Invece Yuri Guaiana, vicepresidente del Consiglio di Zona 2 e segretario dell’associazione radicale ‘Certi diritti’, in favore della libertà sessuale, aveva dichiarato: “Milano non ha un quartiere gay come altre città. Si sono create spontaneamente delle realtà gay friendly, in zona di porta Venezia e non solo. Si tratta di meccanismi storici e io non sono certo un dirigista. Detto questo, se si sviluppa un quartiere gay a Milano io sono favorevolissimo. Ed è importante che gli enti locali ne riconoscano il valore, anche per la capacità di attrazione e il ritorno economico che potrebbe avere. Bisogna dire che ovunque questi quartieri, prima degradati, diventano à la page e il turismo lgbt a Milano ha una grande potenzialità”.

Ora le parole del Ministro Iardino sono diventate realtà: il business si è colorato a festa nel momento in cui ha tagliato il nastro per festeggiare la fine dei lavori e l’inaugurazione della Gay Street, accanto alla drag queen ‘ la Cesira’ e all’assessore ai Lavori pubblici Carmela Rozza. Ora finalmente i marciapiedi sono più larghi, dei dissuasori impediscono il parcheggio selvaggio e la via brilla di nuove luci. Rimane solo da attendere Expo, quando i locali saranno aperti 24 ore su 24, mentre prima i cittadini gay e gay friendly potranno divertirsi solo fino alle 3 di notte o fino all’alba nei club privati. Mentre la Giunta Pisapia festeggia, gli altri schieramenti politici, i Media sono un po’ perplessi riguardo a questa iniziativa.

Riccardo de Corato ha affermato ironicamente: “Ognuno ha le sue priorità. Le giunte di centrodestra hanno ristrutturato teatri e creato nuovi quartieri. Pisapia sarà ricordato per le battaglie gay”. Alessandro Morelli  della Lega ha proposto sarcasticamente di creare una ‘gay street’ in Via Padova per vedere come reagiscono i mussulmani che abitano lì, invece per Anna Scavuzzo della lista Milano civica per Pisapia Sindaco: “La proposta servirebbe solo ad attirare l’attenzione sul fatto che con Expo arriveranno anche turisti gay, senza aggiungere nulla all’offerta cittadina”. Anche gli esponenti di Sinistra Ecologia e libertà temono la ‘ghettizzazione’ di un quartiere, una divisione tra luoghi per etero e luoghi per omosessuali. Riguardo ai Media Il Giornale è critico sulla Gay Street e molti giornalisti, ‘quasi ‘sollevati che Pisapia non si ricandiderà, hanno lanciato “fuoco e fiamme” sul suo mandato. Ad esempio New Media Magazine l’ha ricordato con sarcasmo per le multe a chi molesta gli insetti, per le quote rosa sulle tombe, per la proposta di chiusura delle gelaterie a mezzanotte, per i menù vegetariani dedicati ai clochard e, fra le altre, per la proposta d’introdurre negli asili il ‘gioco del gender’ per promuovere lo scambio di ruoli uomo/donna e infine proprio per la Gay Street. Si sono chiesti se c’era bisogno di questo e non di altro, come anche  il sito Expo 2015 Contact  si è domandato se quest’operazione non sia solo un colpo ad effetto per stupire, per attrarre l’attenzione. Non sarebbe bastato forse segnalare in modo corretto i luoghi gay friendly della città e formare gli operatori turistici per essere pronti all’ ’ondata’ di visitatori omosessuali alla ricerca di un posto dove sentirsi a proprio agio?

Secondo Torquemada 63, utente della Rete: “Una domanda sorge spontanea, ma questi democratici hanno chiesto ai cittadini che ne pensano? Quando tra qualche anno questa strada sarà pieno di locali gay più o meno scollacciati, quando per strada si aggireranno drag queen ubriache o in crisi isterica, più che una gay street diventerà una specie di ghetto. Milano ormai è una città distrutta. Milano non ha mai fatto differenze tra etero e gay, ma questa continua ricerca di prevaricazione e pretesa superiorità comincia a stufare, penso che questa accettazione forzata ed obbligata col tempo isolerà ancora di più la comunità gay”.

L'articolo La Gay Street per Expo! sembra essere il primo su Milano Expo 2015.

DISCLAIMER: Questo articolo è stato emesso da MilanoExpo2015.it . ed è stato inizialmente pubblicato su www.milanoexpo2015.it. L'emittente è il solo responsabile delle informazioni in esso contenute.

[Fonte: Milano OnLine]

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